Berlusconi, da una triste tv a un bel cinematografo

16 AGO 20
Immagine di Berlusconi, da una triste tv a un bel cinematografo
L’editoriale di Panebianco sul Corriere della Sera del 25 maggio avevaper titolo: “La dissolvenza di un partito”. Ci vuol poco a capire di chepartito si tratta, quello che incuriosisce è il termine “dissolvenza”,che richiama “dissoluzione” e “dissolvimento”, parole che sono stateassociate al PDL dalle impietose schermate televisive che lo mostravano, neirisultati delle recenti amministrative, travolto dall' astensione dei proprielettori, dai contorcimenti del partito democratico e dai gorgogliiscomposti della cosiddetta antipolitica. Il cinema sembra più generosodella tv concedendo a Berlusconi un’altra possibilità, grazie al suolinguaggio nel quale “dissolvenza”, accanto alla scomparsa gradualedell’immagine nell’oscurità, comporta l’apparizione gradualedall’oscurità di una nuova immagine, fino a stabilire, con la dissolvenzaincrociata, una scena tutta diversa da quella che sta scomparendo. E infattiBerlusconi, come primo atto del rilancio di una politica liberale eriformista, ha calato sulle misere carte degli altri partiti l’asso delpresidenzialismo, col Presidente eletto direttamente dai cittadini, e ilsistema elettorale a doppio turno, facendo balenare all’orizzonte laconvocazione di un’assemblea costituente che potrebbe finalmente adeguare la Carta alle esigenze di un Paese moderno in un mondo in rapidocambiamento. Che il Cavaliere stia vedendo giusto lo dimostrano le proteste che si sono levate da più parti con le solite accuse di populismo e di demagogia. In particolare, Bersani ha avanzato il sospetto che se Berlusconi propone il presidenzialismo lo fa per sé, per candidarsi Presidente. Ma quando Bersani nega le primarie di partito per il candidato premier della sinistra alle politiche del 2013, e invoca lo Statuto del PD, che indica come candidato il segretario, per ripararsi dal proverbiale “culo” del sindaco di Firenze Renzi, lui tutto questo per chi lo fa?